CentoUndici è uno spazio di approfondimento e dibattito sui temi della giustizia, di politica giudiziaria in particolare, della Camera Penale di Roma. La redazione è formata da avvocati penalisti ed è aperta a qualsiasi contributo.

“Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”

Per parlare dei temi che interessano la giustizia, quale che sia la platea cui ci si rivolge, occorre uno sforzo di semplificazione. Il tema, infatti, è già complicato di suo e, come tutte le branche specialistiche del sapere, si discute con linguaggio iniziatico che, se da un lato, serve a farsi intendere rapidamente tra gli eletti, inevitabilmente erige un muro di incomprensione con il resto del mondo. Su queste pagine vorremmo farci capire da tutti, non solo da quelli che appartengono al mondo dei giuristi. La giustizia, infatti, è un po’ come la guerra secondo Clemenceau: una cosa troppo seria, in una società democratica, per lasciarla solo agli esperti, cioè ai giuristi ed ai politici. Men che meno l’informazione sulle cose di giustizia, dalla cronaca giudiziaria a quella parlamentare, è cosa da affidare esclusivamente a coloro che esperti non sono, ma non lo sanno, come molti giornalisti. Parlare semplicemente, meglio con leggerezza calviniana, di argomenti complicati legati alla giustizia è la scommessa di questo foglio. Per far capire qual è l’idea sarà bene, pertanto, dichiarare ciò che non vogliamo essere. Non vogliamo essere una­ voce “locale”. Siamo espressione della Camera Penale di Roma ma nelle nostre pagine non troverà spazio la cronaca locale intesa come tale, né il localismo tout court che sovente affligge le pubblicazioni avvocatesche. Cercheremo contributi ovunque, poiché siamo consapevoli che all’interno dell’avvocatura penale italiana le intelligenze stanno dappertutto, e non in numero sterminato. Non vogliamo essere, e non saremo, l’ennesima rivista giuridica in formato mignon, in cui inevitabilmente sfogano le loro frustrazioni accademici veri di seconda o terza fila o avvocati mancati accademici. Ciò non significa che non tratteremo in maniera approfondita dal punto di vista scientifico alcuni temi. Lo faremo “in fondo al giornale” destinando a questo scopo un paio di pagine, così i veri intellettuali sapranno dove andare a guardare; il resto sarà un periodico di informazione sui temi giudiziari, di politica giudiziaria in particolare. Non saremo iattanti e retorici cultori del “pensiero unico garantista”; saremo, invece, come vuole la testata, amanti del contraddittorio nel senso più profondo del termine. Per quanto possibile esporremo punti di vista contrapposti su ogni questione; il nostro sarà, ovviamente, quello che appartiene alla tradizione laica, liberale dell’avvocatura penale italiana. Infine, non saremo la versione intelletual-chic di un social network, dove spesso a sfogare frustrazioni è il variegato mondo del web, avvocatesco e non. Di più non possiamo dire, visto che il viaggio è solo all’inizio ed ogni vero percorso finisce per cambiare quelli che lo intraprendono. Del resto, come diceva uno di poche, pesanti, parole “…non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.